Comunicazione e dinamiche di gruppo
Alcune chiavi di lettura
A cura di dottoressa Francesca Manzoni



GIOCO

Il gioco ha inizio dalla nascita e rappresenta un momento privilegiato nella crescita della persona perché coinvolge in un legame indissolubile sia lo sviluppo mentale e corporeo che le dimensioni cognitive, affettive, relazionali, sociali.
Con il gioco si mette in atto una ricerca tramite apprendimenti, strategie di auto-organizzazione e auto-correzione, acquisizione di abilità, processi di interazione e cooperazione.
Nel gioco sono presenti il rapporto con l’immediatezza degli oggetti (cominciando dal corpo), la curiosità della scoperta e dell’imprevedibile e l’utilizzo degli oggetti per trasformarne il significato e l’uso.
Con lo sviluppo il gioco diventa cooperativo e sociale, diventa sperimentazione dell’intelligenza riflessiva, sperimentazione di sé in rapporto agli altri, ma svincolato da valutazioni esterne o dal bisogno di produrre un risultato.

COMPETITIVITA’

Man mano che il ragazzo diventa grande, il rafforzamento dell’autostima si realizza sempre piu’ con una progressiva rinuncia a forme di narcisismo speculare in situazioni di competitività: la sfida è un modo di “definirsi”.
Misurare il proprio valore nello scontro con gli altri favorisce nel ragazzo il conseguimento di una maggiore padronanza di sé e di una maggiore consapevolezza del proprio senso d’identità.
Educare il ragazzo alla non competitività comporta, da un lato, l’elusione ed il misconoscimento di un suo bisogno primario e, dall’altro, il situarlo erroneamente all’interno di una evidente incoerenza pedagogica, giacché la competitività, ossia il bisogno di esautorare il potere dell’altro affermando il proprio, è insita nella vita e non può essere disancorata da essa in modo artificioso.
Non si tratta di enfatizzare il culto della vittoria a tutti i costi, ma neppure si può negare il piacere “umano” di cimentarsi aggressivamente nell’intento di cercare di raggiungere un obiettivo che affermi il potere soggettivo di cui non si ha mai certezza.
L’aggressività è una variabile del comportamento umano non riducibile ad un’unica causa. Si deve distinguere tra aggressività assertiva, quale fattore indispensabile per l’affermazione di sé nel mondo, per la padronanza di sé e per la costruzione e il mantenimento del senso d’identità, da un’aggressività distruttiva che viene espressa tutte le volte che il soggetto cerca di sopraffare l’altro nascondendo un proprio senso di impotenza.
Lo sport favorisce l’espressione di un’aggressività assertiva, in termini preventivi, rispetto all’emergere di un’aggressività etero ed auto-distruttiva agita nell’assoluta negazione dell’altro.

ASSERTIVITA’

Il termine assertività sta ad indicare uno stile comunicativo che permette all’individuo di esprimere le proprie opinioni, le proprie emozioni e di impegnarsi a risolvere positivamente le situazioni e i problemi. L’assertività è un modo di comunicare che nasce dall’armonia tra abilità sociali, emozioni e razionalità senza necessariamente modificare la propria personalità. In questa integrazione entra in gioco l’aspetto neurovegetativo per le emozioni, quello motorio volontario per i gesti e le azioni ed infine quello cortico-cognitivo per i pensieri e le verbalizzaioni. Tra questi tre aspetti della personalità esiste un rapporto di interdipendenza per cui migliorare l’assertività significa agire su uno di essi. Questo modo di agire permette di stabilire un rapporto attivo ed intelligente che si basa sulla valutazione corretta della situazione e sull’avere a disposizione i mezzi adeguati per poter scegliere la soluzione più appropriata. Il costrutto dell’assertività è costituito dall’idea di libertà come capacità di affrancarsi dai condizionamenti ambientali negativi e comprende la conoscenza di sé e della propria personalità. La persona assertiva sa esprimere in modo chiaro e tecnicamente efficace, emozioni, sentimenti, esigenze e convinzioni personali riducendo sempre più le sensazioni di ansia, disagio o aggressività.

MONDIALITA’

La mondialità è contemporaneamente un modo di sentirsi nel mondo, un modo di vedere il mondo e un modo di vivere in questo mondo. Mondialità è sentirsi gioiosamente parte di un Tutto umano e cosmico, è vedere il mondo come una comunità di popoli e vivere secondo il principio di responsabilità ovvero vivere il presente con la coscienza di essere responsabili del futuro.

LINEE GUIDA

La psicologia contemporanea ha dimostrato che è necessario pensare ad un progetto educativo globale che consideri la persona come soggetto integrato di più componenti: cognitiva, socio-affettiva, culturale ed emotiva.
Partendo da questo principio generale, il progetto:

  • Mette al centro del processo di apprendimento l’esperienza dei ragazzi (Rosseau), in tutte le loro valenze di esperienza fisico- corporea, sensorio- percettiva, emotiva, cognitiva, socio- culturale: una esperienza che sia reale e genuina (Dewey) e significativa (Bruner);
  • Pone particolare attenzione alla relazione fra le attività didattiche proposte e il senso che queste possono assumere per gli allievi, contribuendo a costruire quello che Vygotskij definisce il passaggio dal senso personale e soggettivo al significato culturale, il passaggio dall’esperienza dunque al sapere formale;
  • Supera la contrapposizione fra gioco e lavoro (Dewey), coinvolgendo gli allievi in attività che li impegnino in modo serio, senza però deprimerne l’entusiasmo ed il senso del gioco.
  • Si preoccupa di trasformare l’esperienza spontanea ed informale in esperienza riflessiva che promuova non solo e non tanto il pensiero convergente e di tipo dichiarativo, ma anche e soprattutto quello divergente e procedurale.
  • Colloca la progettazione didattica in una prospettiva sociale, scegliendo il gruppo (il gruppo classe o piccoli gruppi di lavoro al suo interno) come referente principale della proposte didattiche e ponendo particolare attenzione alle dinamiche affettivo- relazionale e socio cognitive del gruppo stesso.

OBIETTIVIGENERALI

Nel rispetto dell’ evoluzione naturale e individuale del ragazzo, questo progetto si propone di:

  • Offrire al ragazzo uno spazio pensato per sperimentare il sé corporeo.
  • Offrire la possibilità di sperimentare esperienze di crescita emotiva, cognitiva, affettiva, sociale.
  • Stimolare la creatività, l’immaginazione e la flessibilità nelle situazioni sociali nuove.
  • Educare all’emotività e all’autoconsapevolezza.
  • Offrire la possibilità di condividere più codici di comunicazione.
  • Offrire un’ esperienza reale, genuina e significativa.

OBIETTIVI SPECIFICI

  • Promuovere la capacità di gestire il proprio corpo in movimento nello spazio, organizzando gli spostamenti in relazione alla presenza degli oggetti e dei compagni.
  • Aquisizione dei movimenti di base del Samba e costruzione di una coreografia.
  • Aquisizione dei movimenti di base della Capoeira: atacco (rabo de arraia, meia lua de frente, meia lua de costas, chapa de frente, chapa de costas, chapa giratoria e chapa laterale), difesa (negativa, negativa di fundo, resistencia, cavalete) e acrobatica di base (au, bananeira).
  • Messa in gioco dei movimenti combinando attacco, difesa e contra - attacco attraverso sequenze stabilite e coordinate.

MODALITA’ DI CONDUZIONE DEGLI INTERVENTI

Per quanto affermato finora, il progetto si riallaccia e va a rafforzare quella che viene definita didattica laboratoriale (Nigris) e che, facendo tesoro dei contributi del pensiero pedagogico e della ricerca psicopedagogia degli ultimi secoli, cerca di perseguire un modello alternativo a quello tradizionale.
In generale i professionisti selezionati, entrano in classe o in uno spazio libero (cortile, palestra, aula magna o altro), accompagnando i ragazzi in un gioco artistico e comunicando la loro arte attraverso un linguaggio che coinvolge ed entusiasma.

TEMPI E SPAZI

I tempi e gli spazi del progetto sono da concordare con la scuola nel rispetto della programmazione annuale e dei bisogni specifici.

CHI CONDUCE GLI INTERVENTI

Gli interventi saranno condotti da figure professionali che si caratterizzano, oltre che per la specifica preparazione professionale, anche per un forte orientamento pedagogico e per la predisposizione al lavoro con i ragazzi.


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